Nudi. Le ombre della violenza sulle donne

di e con Bernardino Bonzani, Monica Morini
da un progetto di Elisabetta Musi
video Alessandro Scillitani
progetto luci Lucia Manghi

Collaborazione alla ricerca:

Centro Antiviolenza di Parma – Associazione non da Sola di Reggio Emilia 

     Vincitore del Premio 8 marzo – Provincia di Parma Assessorato Pari Opportunità
Finalista – Loro del Reno Teatri di Vita

Un uomo e una donna si raccontano in scena. Una scena nuda per mettere a nudo la violenza sulle donne. Il rapimento, il ricatto sessuale e psicologico, le botte: una costellazione di efferatezze che molti uomini compiono su molte, troppe donne. Ma la violenza non si ferma con l’atto in sé: prosegue subdolamente in un clima sociale che spinge all’omertà e alla vergogna, che fruga pettegolo nei dettagli imbarazzanti, che condanna infine la donna per “essersela cercata”. Uno squarcio oltre le pareti domestiche, oltre la saturazione mediatica priva di senso. Un canto ininterrotto sulla differenza di genere.

Si ringraziano per i contributi video Paolo Garimberti psicologo, Francesca Coriani donna al di là del vetro, Annalisa Valli, Patrizia Boni, Carla Scala, Linda Stefani, Giovanna Gerardi, Sandra Rompianesi, Carla Ferrari, Alice Davoli, Angela Chiletti, Fabio Davoli, Andrea Ferretti, Emanuele Bertozzo,interviste.Il testo ha preso forma grazie alla visione di documenti, testimonianze, romanzi, video, cortometraggi.
Alcune scene del testo sono liberamente ispirate a: Piccole cose di valore non quantificabile, cortometraggio di P. Genovese – L. Miniero; Voci, D. Maraini; Imparare paura, Maddalena P. Le pantofole dell’orco, R. B.Penfold; Stupro, J.Carol Oates; La lucertola color smeraldo, E.Santangelo; Stupro, P.Carrano; Ti do i miei occhi, un film di I. Bollain; Un processo per stupro dal programma Rai; La casa sul filo, cd rom a cura di L. Lambertini.

Recensioni

articolo-4

Valeria Ottolenghi
«…Bravi Monica Morini e Bernardino Bonzani. Moltissimi gli applausi carichi anche di solidarietà, commozione, coinvolgimento emotivo…
…brevi scene con Monica Morini e Bemardino Bonzani che mutano continuamente i loro personaggi, rendendo evidenti, anche con passaggi di dolorosa immedesimazione, i meccanismi della tensione nata spesso dal nulla, motivazioni pretesto per l’aggressività irrazionale di lui e il tremore, gli assurdi sensi di colpa di lei…
…Particolarmente toccanti alcuni momenti di smarrimento, di spavento di lei.
Ma ben costruite anche alcune situazioni che sintetizzano altri pensieri e stati d’animo, a volte contraddizioni all’interno del mondo femminile: la moglie che protegge il marito, la madre che difende il figlio, ancora più profonde allora le ferite in chi, dopo la violenza, l’aggressione, avverte più vasta la solitudine, difficile pensare con serenità e fiducia al futuro…»

Dal progetto Nudi di fronte al male
Premio 8 marzo, Provincia di Parma Assessorato Pari Opportunità
Rapite, violentate, picchiate come tamburi, ricattate sessualmente.
E sempre più spesso, come atto dovuto, anche il dettaglio efferato, la firma splatter a suggellare il disprezzo per quel corpo di donna.
Cronaca di tutti i giorni, che si accanisce in ricostruzioni psico-criminologiche specie quando la vicenda ha il sapore del giallo, del noir.
Quotidianamente si ripetono episodi di straordinaria disumanità che le leggi perverse dell’audience contribuiscono a ridurre all’insignificanza, a rendere ordinari, senza presa, privi di ascolto.
E così il sonno della ragione, del senso critico, dell’indignazione, produce insensibilità mostruose, incapaci di ribellarsi, di immaginare ed esigere una convivenza diversa.

Un lavoro teatrale che si propone con un forte impatto emotivo, affidato a volte a toni provocatori e che chiede allo spettatore di attraversare i luoghi e gli umori della violenza, di lasciarsi attraversare dai vissuti di corpi abusati, dilaniati, repressi, di avvertire fino in fondo la propria condizione disperata.
Nudi di fronte al male: senza difese e senza alibi.

Tradurre la violenza in domanda di senso e la domanda in coscienza morale
di Elisabetta Musi

Lui non poteva ammettere che una persona si dilatasse oltre i confini che le aveva fissato […].
Sì, lui è malvagio, anche se oggi non si deve dire malvagio, si può solo dire malato, ma che genere di malattia è quella che fa soffrire gli altri e il malato no?
[I. Bachmann, Il caso Franza]

Liti, discussioni. Normali vicissitudini nel rapporto di coppia. Poi ogni tanto gesti e parole “sopra le righe”. Eccezioni: possono capitare.
Da lì la sensazione che si vada via via perdendo la misura di quanto è tollerabile. D’altra parte una reazione tanto violenta è la conseguenza di una provocazione altrettanto aggressiva… o no?!
La vita di coppia continua, tra schiaffi e carezze. Ma quello che non si vede sono i confini che vanno sbiadendo: cosa ho fatto per meritarmi questo? Se accade è perché in qualche modo l’ho voluto.
Prima non era così, non ero così… Devo chiedere aiuto… ma se non mi credessero? Se avesse ragione lui e il problema è solo mio, del mio carattere, dei cambiamenti degli ultimi tempi…
E poi la gente…, le nostre famiglie…, cosa direbbero? Direbbero che mi sono sbagliata, che dovevo pensarci prima, che è questo il mio posto… Ma io…, io, cosa voglio? Cosa è giusto secondo me? Riesco ancora a decidere, a desiderare qualcosa per me, per il mio futuro…, un futuro diverso? Non so, forse non so più nemmeno pensare…
L’insidia più sottile della violenza, della violenza alle donne in particolare, è che essa si insinua silenziosa tra le trame ordinarie della vita domestica (di 6 milioni 743 mila donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita, il 14.3% delle donne ha subito almeno una violenza fisica o sessuale all’interno della relazione di coppia – da un partner o da un ex partner – il 24,7% da un altro uomo. Fonte ISTAT 2006) o delle relazioni di conoscenza.
Là dove non ci si aspetterebbe che un compagno, un amico, un marito possa trasformarsi da confidente a carnefice.
Lo sconcerto gioca una funzione paralizzante e nel vortice identitario che a volte non ha nemmeno il tempo di manifestarsi (chi è lui? Lo stesso di prima? Un altro? E come ho fatto a non immaginare? A non accorgermi, io…? O forse sono io che ho travisato…, capito male…), le spore della violenza hanno già attecchito, i tentacoli immobilizzato, la vergogna ammutolito.
La violenza fisica è spesso al centro di una violenza psicologica minuziosamente costruita da parte dell’aguzzino. Una violenza subdola che tiene in trappola, imbavaglia.
Difficile liberarsi. Specie se la spettacolizzazione mediatica rischia di legittimarne – seppur involontariamente – il ricorso, esponendo le donne a descrizioni spietate e liquidando rapidamente i colpevoli con giudizi sommari e in fondo poco esplorativi.
Quotidianamente si ripetono episodi di straordinaria disumanità che le leggi perverse dell’audience contribuiscono a ridurre all’insignificanza, a rendere ordinari, senza presa, privi di ascolto.

E così il sonno della ragione, del senso critico, dell’indignazione, produce insensibilità mostruose, incapaci di ribellarsi, di immaginare ed esigere una convivenza diversa.